Itinerario Storico Artistico

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Arte e monumenti

Torre e castello normanno
E' il complesso monumentale di Tricarico cui sono connessi, fin dal Medioevo, i monumenti più salienti della sua storia politico-religiosa. Sorto probabilmente nei secoli IX – X come rocca fortificata, dotata di una robusta ed emblematica torre di 27 metri , nel punto più elevato della cittadina, subì rafforzamenti in epoca normanno-sveva (secc. XI – XIII), a difesa del kastron di Tricarico. Se la torre continuò a svolgere la sua funzione militare fino al ‘600, il castello divenne, invece, nel 1333, sede di un prestigioso monastero di suore di clausura, fondato da Sveva, contessa di tricarico e vedova di Tommaso Sanseverino. Dapprima sotto il titolo dei SS. Pietro e Paolo, poi di S. Chiara, questa comunità monastica, le cui suore provenivano dalle nobili famiglie di Tricarico e di altri centri regionali, ebbe sempre cospicue rendite dal suo ricco patrimonio immobiliare ed agrario e fu titolare del feudo di Gallipoli di Montagna. Soppresso il monastero nel 1860, la complessa struttura architettonica divenne, nel 1930, sede del Convento delle Discepole di Gesù Eucaristico che svolgono, a tutt'oggi, un'azione educativa attraverso le scuole che gestiscono.

Palazzo ducale
Imponente e severo, è uno degli edifici di interesse storico e artistico, monumentale più significativi dell'assetto urbano di Tricarico, di cui occupa una posizione centrale. L'accesso, attraverso due portali in pietra, conduce ad una corte aperta da cui si dominano le valli del Bradano e del Basento. Il nucleo originario, forse precedente al secolo XV, subì degli ampliamenti probabilmente ad opera dei duchi Pignatelli e Revertera, di cui restano gli stemmi seicenteschi, rispettivamente sul primo e sul secondo portone di ingresso. Si tratta di una loggia aggettante con arconi e di due ali a NE con torri, in parte conservatesi, che si allineavano con le mura di cinta, a chiusura della piazza sottostante e a definizione del carattere feudale dell'insieme. È probabile che le originarie grandi capriate del tetto dei vani del palazzo venissero sostituite nel Seicento da controsoffitti lignei dipinti, uno dei quali raffigura ancora una scena della “Gerusalemme Liberata”, rifinita da un fregio floreale. In quell'epoca, il palazzo fu stabilmente abitato dai Revertera. Acquistato agli inizi del ‘900 da Silvio Turati, industriale piemontese, insieme a vaste tenute ex feudali, divenne sede dell'amministrazione della sua azienda agricola.

Cattedrale di S. Maria Assunta
Si attribuisce la sua costruzione a Roberto conte di Montescaglioso e signore di Tricarico nel 1601, in epoca normanna. Le sue primitive strutture romaniche, simili a quelle di Aderenza e di Venosa, sono state cancellate da una serie di ristrutturazioni barocche, ad opera dei vescovi Settimio de Robertis (1609-1611), Pier Luigi Carafa senior nel 1638 e del nipote Pier Luigi Carafa jr. dopo la peste del 1657. Assunse l'attuale aspetto architettonico e decorativo con l'intervento voluto da vescovo Antonio del Plato e realizzato tra il 1774 e il 1777, da maestranze napoletane, guidate dal regio ingegnere Carlo Brancolino e dall'architetto Domenico Sannazzaro, che ne curò gli stucchi. Nel I° millennio della diocesi (1968), il vescovo Bruno Maria Pelaia la dotò di una porta bronzea con epigrafe commemorativa Convento di S. Antonio di Padova.
Fu Gerolamo Sanseverino, principe di Bisignano e conte di Tricarico, che il 27 settembre 1479 ottenne da Sisto IV la facoltà di erigere fuori le mura della cittadina, questo convento dei Frati Minori dell'Osservanza, uno dei primi cinque della Basilicata. Ultimato nel 1491 con i contributi la comunità tricaricese e dello stesso principe, fu per secoli centro della più genuina spiritualità francescana e di apostolato nelle missioni, come attesta padre Michelangelo Pacelli di Tricarico, tra i primi missionari in Etiopia, su cui scrisse un'opera (1797). Dotato di buona biblioteca, ebbe importante studio per la teologia. Alcuni suoi frati, di estrazione più popolare, si distinsero nel campo dell'artigianato e dell'arte, con opere ancor oggi fruibili nel convento. Nella sua chiesa esisteva la tomba dei nobili albanesi Giovanni Mattes, sua moglie Porfida Mosaccia Scanderberg e del loro figlio, capitano di 300 stradioti albanesi, al servizio dei Sanseverino (1576).
Dopo l'abbandono di fine '800, fu affidato dall'Ammini­strazione comunale al vescovo Raffaello delle Nocche e si formò in Casa Madre delle Discepole di Gesù Eucaristico (1923) e nella casa di riposo per poveri ed anziani "Pia Opera di S. Antonio", fondata nel 1926 dal sacerdote don Pancrazio Toscano.

Convento di S.Francesco
Fondato nel 1314 da Tommaso Sanseverino conte di Marsico e di Tricarico e da sua moglie Sveva, è uno dei più antichi conventi francescani della regione e, fino alla fine dell'800, sede dei Conventuali. La loro secolare presenza promosse tra la popolazione fervore mistico e pratiche devozionali, l'istituzione di confraternite e fermenti culturali, di cui restano poche testimonianze. Nella chiesa esisteva una monumentale sepoltura marmorea dei Sanseverino di Bisognano, sita “in cornu Evangelii” dell'altare maggiore, ormai scomparsa come pure le numerose cappelle patronali, di cui rimane solo documentazione scritta. Dal refettorio del convento provengono dipinti murali raffiguranti: “Crocifissione”, “Hodigitria”, “S. Bartolomeo” e “S. Giacomo minore”, attribuiti a Maestro della Bruna o alla sua bottega (metà secolo XIII), custoditi in Episcopio. Se le strutture del convento sono state demolite o rimaneggiate, la chiesa invece, restaurata nel 1882 e dopo il sisma dell'80, domina sull'abitato con la sua mole elegante.

Pietro Antonio Ferro e gli affreschi a Tricarico
Gli edifici sacri di Tricarico testimoniano un ricco patrimonio pittorico di committenza laica (aristocrazia locale, principi di Sanseverino di Bisignano, duchi Revertera della Salandra) ed ecclesiastica (vescovi, comunità monastiche, confraternite), attente ai fermenti artistici e culturali soprattutto pugliesi e campani. Gli affreschi medioevali, ormai solo dei frammenti, sono documentati dalle fonti scritte. Tra essi i più preziosi per antichità e fattura di gusto bizantino, sono quelli attribuiti al tarantino Maestro della Bruna che, agli inizi del Trecento, operò con la sua bottega nel Convento di S. Francesco.

L'eccezionale fioritura d'arte che caratterizzò Tricarico tra il ‘500-600, si espresse attraverso gli affreschi della catte­drale (attribuiti a G. Todisco, sec. XVI) e del coro della chiesa Chiara (attribuiti ad A. Stabile, 1551), per trovare la massima espressione in una serie di cicli pittorici, tutt'oggi fruibili e restaurati, opera di Pietro Antonio Ferro (chiesa di Chiara, 1611 e chiesa del Carmine, 1612), dei suoi figli Carlo e Giovanni Battista (chiostro del Carmine, 1642), di Giuseppe Sciarra e Ilario da Montalbano (chiostro del convento di S. Antonio, 1648). In particolare, il Ferro seppe elaborare, attraverso un notevolissimo corpus di opere an­che su tela, un linguaggio pittorico articolato e maturo, mediato da stampe di grandi opere del tempo, e dominò il panorama artistico della Basilicata nei primi quarant'anni del '600, divulgando temi del manierismo e configurandosi come pittore della Controriforma. Ebbe esperienze extranapoletane e cultura eclettica, fissò la sua dimora a Tricarico e riuscì a soddisfare i committenti di vari centri lucani (Ferrandina, Pomarico, Salandra, Miglionico, Grottole), attraverso un lavoro di bottega, associandosi un discreto numero di aiuti come il Dantola, Giuseppe Sciarra e i figli Carlo e Giovan Battista, vittime della peste del 1657.

Tratto da: CARMELA BISCAGLIA SABRINA LAURIA, Tricarico storia arte cultura, 129 edizioni