Comune di Tricarico - Storia

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Storia

Il sito attuale è al centro di una vasta area nella quale numerosi sono i siti grandi e piccoli costruiti dagli Osci, antichi abitanti dell'area nord dell'attuale Basilicata. Nel corso di scavi in prossimità del monastero di Santa Maria delle Grazie (nel rione cappuccini) sono venute alla luce alcune tombe datate tra il VI ed il V sec. a.C. che fanno ritenere plausibile l'esistenza di un nucleo abitato, "satellite" della città ubicata sulla vicina Serra del Cedro. La prima notizia documentata sulla città risale all'849, epoca nella quale Tricarico è indicata come cittadella fortificata longobarda inclusa nel gastaldato di Salerno.

Gli arabi [1] si insediarono stabilmente a Tricarico tra il IX ed il X secolo tanto da incidere profondamente nel tessuto urbano, una parte del quale è stato realizzato con le caratteristiche tipiche della qasba. Sia la Ràbata che la Saracena presentano evidenti tracce della matrice araba. Non vi sono notizie circa la sorte degli arabi con l'avvento dei bizantini ma la presenza di due quartieri di cui uno (la Ràbata) prettamente residenziale, fa ritenere che essi si fossero integrati con il resto della popolazione, probabilmente perdendo, negli anni, anche la connotazione religiosa islamica.[2]. Per quanto non sia possibile stabilire in che data i bizantini si siano sostituiti agli arabi, un dato certo è che nel 968 la città era sotto il dominio di Bisanzio. In tale data, infatti, un documento a firma di Niceforo Foca, imperatore di Bisanzio, dà mandato al patriarca di Costantinopoli, Polieucte di conferire al vescovo di Otranto la potestà di consacrare i vescovi delle sedi suffraganee di Tricarico, Tursi, Acerenza, Gravina e Matera. Non vi sono notizie circa la serie di vescovi di rito greco, la cronotassi inizia dal 1060, con il passaggio al rito latino. Altri 2 documenti bizantini risalgono all'anno 1002 e 1023 [3] e testimoniano un lungo periodo di dominazione che si concluderà nel 1048 con l'avvento dei normanni. La dominazione bizantina ha inciso profondamente nella cultura tricaricese tanto che, nonostante il passaggio della diocesi al rito latino, come detto, nel 1060, la messa ha continuato ad essere celebrata secondo il rito greco fino alla prima metà del '200. Nel 1048, come accennato, la città viene presa dai normanni a seguito di una cruenta battaglia svoltasi alle porte della città. Nel 1080 vi fa il suo ingresso Roberto il Guiscardo per riprendersi il feudo sottrattogli dal nipote ribelle[4]. Nel 1143 Tricarico è contea autonoma, governata dal conte Gosfrido e da sua moglie Adelaia [5]. Successivamente entra tra i domini della famiglia Sanseverino, dando così vita al ramo dei conti di Tricarico. I Sanseverino manterranno la titolarità del feudo quasi ininterrotamente fino al 1605, epoca nella quale, quasi in concomitanza dell'estinzione della linea maschile della casata[6], esso viene messo all'asta per volontà del re di Napoli. La vendita viene giustificata per la necessità di ripianare il pesante debito familiare ma in realtà è l'occasione per sottrarre alla famiglia il suo feudo più importante da un punto di vista economico e politico. In quest'epoca la città di Tricarico è un fiorente centro al massimo della sua espansione che conta circa 11-12 mila abitanti con un vasto territorio ricco di acque, con estese coltivazioni di cereali e di olivo e una consistente presenza di allevamenti di bovini, ovi-caprini e suini. Il feudo viene acquistato da Francesco Pignatelli, duca di Bisaccia, per 54.000 ducati e rivenduto alla fine dello stesso anno al genovese Alessandro Ferrero. Prima costui e poi il figlio Giovanni tengono il feudo fino al 1631, anno nel quale viene ceduto per 94.000 ducati ad Ippolito Revertèra, duca della Salandra, che nell'occasione trasferirà la sua residenza da Miglionico a Tricarico nel castello che da allora è conosciuto come Palazzo Ducale[7]. La famiglia Revertèra terrà il feudo fino alla soppressione della feudalità. Le vicende storiche più recenti sono legate alle figure di Rocco Scotellaro e del vescovo Raffaello delle Nocche[8].

La casata dei Sanseverino conti di Tricarico [modifica]

Il capostipite della casata è Ruggiero († 1189?)[9] che acquisisce il feudo per matrimonio con Rogazia (o Rogasia), figlia di Gosfrido [10]. Segue Giacomo, che sposa, l'8 settembre 1188, Mabilia degli Annibaldi, nobile famiglia di Ceccano. Il dominio si interrompe nel '200, allorquando la contea Tricarico risulta tra le donazioni di Federico II di Svevia alla moglie Bianca Lancia passate, poi, al figlio Manfredi. La contea passa poi ai de Bethsan (de Bezzano o de Bazzano). Tommaso II Sanseverino (n. 1252 ca. † 25-9-1324), sposa in seconde nozze Sveva de Bethsan, contessa di Tricarico[11]. La discendenza dei Sanseverino è così nuovamente a capo del feudo. La numerazione dei conti della famiglia alla guida del feudo riparte da questa discendenza. Suo figlio Giacomo (†1348) è, quindi, 1° conte di Tricarico. Segue Ruggero (†1362?), e poi il figlio Venceslao (†1404)[12].Nel 1412 e per un breve periodo, il feudo viene sottratto alla famiglia Sanseverino ed infeudato a Francesco Sforza, divenuto, in seguito, duca di Milano. Torna ai Sanseverino con Ruggero II († 9 maggio 1430), figlio di Venceslao. Ai precedenti titoli si aggiungerà quello di 1° duca di San Marco[13]. Sposa, nel 1394, Covella Ruffo di Calabria[14]. Segue Antonio che sposa Giovannella del Balzo Orsini (detta Cella)[15]. 6° conte di Tricarico è Luca Sanseverino (†1472) che nel 1463 acquisisce il titolo di 1° principe di Bisignano. Sposa Orsolina Ruffo[16]. Con la morte di Luca il feudo passa al figlio Geronimo (o Girolamo) (n. 1448 - †1487) che sposa Mandella Gaetani de Aragona e che verrà giustiziato per ordine di re Ferdinando I d'Aragona per aver capeggiato la cosidetta congiura dei baroni. A lui si deve la costruzione, nel feudo di Tricarico, del convento di Sant'Antonio di Padova per il quale, il 27 settembre 1479, ottiene da papa Sisto IV la facoltà di erigere il complesso religioso fuori dalle mura della città[17]. Il feudo passa, quindi, al figlio Berardino (o Bernardino) ( † 1516?[18]), 8° conte di Tricarico, 3° principe di Bisignano[19]. Sposa Eleonora (o Dianora) Todeschini Piccolomini[20]. Sale poi, alla guida della contea il figlio Pietro Antonio, 9° conte di Tricarico, 4° principe di Bisignano (†1559 Parigi). Sposa nel 1511 in prime nozze Giovanna Requenses[21], in seconde nozze Giulia Orsini[22] ed in terze nozze, nel 1539, Erina (o Irina) Castriota Scanderbeg,[23]. Decimo ed ultimo conte di Tricarico della casata dei Sanseverino è Niccolò Berardino, figlio di Pietro Antonio ed Erina Castriota Scanderbeg. Sposa Isabella della Rovere (n. Urbino 1554 - † Napoli 1619)[24] dalla quale ha un figlio, Francesco Teodoro, che muore di vaiolo a Napoli nel 1595. Niccolò Berardino, senza altri eredi legittimi[25], muore nel 1606, meno di un anno dopo la vendita all'asta della contea di Tricarico[26].

Note [modifica]

1.     ^ Nel caso di Tricarico e delle aree circostanti, si tratta di popolazioni islamizzate provenienti dal nord Africa, risalite in Lucania dalla Sicilia.

2.     ^ Il dato è desumibile dal documento bizantino dell'anno 1002, redatto dal Catepano Gregorios Tarchaneiotes (v. nota 3) dal quale risulta che un manipolo di arabi ai comandi di Lukas (Luca), un cristiano convertito all'Islam, sia stato scacciato da Pietrapertosa per richiesta dei cittadini di Tricarico ai quali costui impediva di entrare nei territori a nord ovest della città al confine con il kastellion (borgo fortificato) di Toulbas (Tolve) i cui cittadini, al contrario, poterono entrarvi liberamente a scapito del kastron (città fortificata) di Tricarico. Se la connotazione islamica della città di Tricarico fosse stata ancora presente e la popolazione araba avesse costituito un nucleo a se stante, risulterebbe poco comprensibile un'azione da parte di arabi per favorire un nucleo abitato non arabo (non vi è alcuna notizia, infatti, della presenza di arabi a Tolve) a scapito di una città (anche se in parte) araba in un territorio sempre più caratterizzato dalla presenza bizantina.

3.     ^ Il primo documento è a firma del catepano Gregorios Tarchaneiotes e ristabilisce i confini tra il kastron di Tricarico ed il kastron di Acerenza ed il secondo, a firma del catepano (o catapano) Basileios Bojoannes, dirime una controversia tra l'igumeno Nicolaos del monastero della Theotokos (Madre di Dio) del Rifugio ed alcuni cittadini, per la proprietà del korion (piccolo borgo non fortificato) sorto intorno monastero.

4.     ^ Secondo le cronache di Lupo Protospata:"...Robertus dux intravit Tricarim die primo mense octobris, anno dom.ni MLXXX.." ed il nipote indicato nelle cronache è Roberto, conte di Montescaglioso e signore di Tricarico che amministrava il feudo per conto dello zio.

5.     ^ la data si riferisce ad un atto con il quale il conte e la consorte donano al vescovo di Tricarico, Arnaldo, alcune case in Tricarico.

6.     ^ Vedi paragrafo seguente.

7.     ^ Vedi Patrimonio monumentale di Tricarico.

8.     ^ Vedi pagina principale di Tricarico.

9.     ^ figlio di Roberto, conte di Lauro († 1183) e di Agnese (†1178?).

10.  ^ O forse sorella del conte:le fonti non sono precise al riguardo.

11.  ^ Figlia ed erede di Grimaldo (Grimaud de Bethzan) Conte di Tricarico e di Elvira della Marra (+ post 1308).

12.  ^ Sarà catturato ed ucciso per ordine del re Ladislao d'Angiò-Durazzo

13.  ^ Riceve questo titolo dalla regina Giovanna II d'Angiò.

14.  ^ È la figlia di Antonio, 4° Conte di Montalto e di Corigliano e di Giovannella Sanseverino dei Conti di Mileto.

15.  ^ È la figlia di Gabriele, duca di Venosa e di Giovanna Caracciolo dei conti di Melfi

16.  ^ È la figlia di Nicola Conte di Catanzaro e di Margherita di Poitiers dei Signori di Saint-Vallier.

17.  ^ Il complesso monastico, dopo la morte del conte, viene completato con i contributi della comunità tricaricese nel 1491. A ricordo verrà collocato uno stemma in marmo con iscrizione - vedi, nella galleria fotografica della pagina principale, la foto "antico stemma della città"

18.  ^ È la data del suo testamento.

19.  ^ Egli è anche: conte di Chiaromonte, Altomonte e Corigliano, 5° duca di S. Marco, signore di Castrovillari ed Eboli (1496), conte di Mileto (1507).

20.  ^ Figlia di Don Antonio 1° duca di Amalfi e di Maria da Marzano dei duchi di Sessa.

21.  ^ Figlia di Galcerando, conte di Trivento e di donna Beatriz Manrique del Lara.

22.  ^ Figlia di Gian Giordano, signore di Bracciano e di Felicia della Rovere.

23.  ^ Nipote dell'eroe albanese Giorgio Castriota Scanderbeg, figlia ed erede di don Ferdinando, 2° duca di San Pietro in Galatina e conte di Soleto e di donna Andriana Acquaviva d’Aragona dei duchi di Nardò.

24.  ^ Figlia del duca Guidobaldo II e di Vittoria Farnese, principessa di Parma e Piacenza.

25.  ^ Avrà, infatti, due figlie naturali, Erina ( o Irina) e Giulia.

26.  ^ La contea di Tricarico fu messa all'asta nonostante l'avversione della moglie di Niccolò Berardino, Isabella della Rovere, che dalla contea di Tricarico traeva la maggiore entrata. La perdita della contea aggravò ulteriormente la già precaria situazione economica familiare.